Non ha bisogno di presentazioni il movimento cronografico più leggendario mai realizzato. Eppure, anche nell'universo dell'El Primero, ci sono capitoli che rimangono in gran parte sconosciuti – sussurrati tra i collezionisti esperti piuttosto che scritti nei libri. Né Manfred Rössler né Joël Duval approfondiscono questi riferimenti, lasciando un affascinante punto cieco nella conoscenza di Zenith.
La storia si svolge in Italia, all'incirca tra il 1985 e la metà degli anni '90 – un periodo in cui i collezionisti italiani non erano solo partecipanti, ma veri e propri trendsetter che plasmavano il futuro della cultura degli orologi vintage. Mentre i riflettori si concentrano spesso su icone come il Rolex Daytona, l'Italia ha silenziosamente coltivato qualcosa di altrettanto affascinante all'interno di Zenith.
Dopo lo Zenith Cairelli, di origine militare, e l'ormai celebre Zenith De Luca, emerse una stirpe meno nota: i riferimenti 06.XXXX.XX. Dietro di essi si cela Guglielmo Andreoli, un orafo bolognese che realizzò eccezionali casse in oro giallo 18 carati, ciascuna contrassegnata con "50 BO", indicando sia il produttore che l'origine.
Questi non erano pezzi di produzione standard. Erano esecuzioni elevate dell'El Primero – di spirito italiano, esclusive nella distribuzione, e probabilmente prodotti in numeri estremamente limitati. Le stime suggeriscono una produzione totale di circa 500 pezzi tra tutti i riferimenti, con alcune varianti esistenti in meno di 10 esemplari.
Il 06.0191.400 cattura perfettamente questa etica. La sua cassa in oro giallo da 38 mm, con pulsanti rotondi, si orienta stilisticamente verso l'eleganza degli anni '60, pur ospitando uno dei movimenti cronografici automatici più avanzati del suo tempo. Il quadrante bicolore champagne e nero, arricchito da numeri romani applicati, crea una tensione visiva tra sport e classicismo. Una scala tachimetrica periferica, contatori da 30 minuti e 12 ore, e una data discreta tra le 4 e le 5 completano un layout allo stesso tempo funzionale e raffinato.